Gattinara e dintorni

Trascrivo di seguito la mia lettera a un amico, nella quale ho raccolto alcune impressioni maturate durante un giro per cantine nei dintorni di Gattinara, nel corso di una vacanza presso Arona.

Ciao,
sono appena rientrato da un’escursione enologica da (più o meno) queste parti che mi ha portato fino a Gattinara (finalmente, palmare alla mano, ne ho potuto scovare i vigneti), Ghemme, Romagnano (comprensorio della DOC “Colline Novaresi” il cui Fara è finito fra le fauci del nostro amico) e Caluso.
L’idea mi è venuta ieri quando con mio cognato ci siamo spinti fino al Sesia per pescare.
In realtà si tratta di una puntata abbastanza a sud (ma che con l’autostrada A26 si risolve in una distanza temporale accettabilissima: meno di mezz’ora) rispetto al borgo montano-collinare dove mi trovo, collocato in mezzo ai boschi che separano la punta meridionale del lago d’Orta dal lago Maggiore lungo la latitudine di Arona (da cui dista pochi km: c’è un sentiero qui vicino che ad un tratto rivela dall’alto il profilo occidentale del lago).
Ho acquistato vini molto particolari in diverse cantine. In realtà ne ho girate tante, e ti confermo, come da odiosa consuetudine degli ultimi anni, che in alcune si praticano prezzi davvero inconcepibili.
A Ghemme, per esempio, ho fatto acquisti in un posto davvero interessante, “La Torraccia del Piantavigna”, assicurandomi un 2003 ed un 2000 (anche un Gattinara leggermente fuori zona) oltre ad una variante del “Colline Novaresi”: il Vespolina (ne ho prese due bottiglie, una va automaticamente alle nostre degustazioni); ebbene, dall’altro lato della strada, poco più avanti, per le stesse tipologie di vino la cantina “Cantalupo” chiedeva il doppio. Ovviamente andrebbero assaggiate e comparate.
Per la cronaca, ho anche preso un Gattinara del 1998 (“Alice”) da “Sergio Gattinara” (nomen omen), precisando preventivamente che non avrei tollerato sorprese del tipo “Barolo che tu sai”. La tipa mi ha assicurato di no.
La lista si completa con due Erbaluce di Caluso (uno, se volete, lo si può devolvere alle degustazioni), un altro Ghemme “Il Rubino” ed un “Colline Novaresi – Val di Rem Rosso” di Ca’ de’ Santi.
Direi un bottino soddisfacente.
In fine dei conti le uniche bottiglie sopra le 10€ sono state il Gattinara e il Ghemme del “Piantavigna”, ma ti assicuro che ne vale la pena (li ho degustati sul posto), anche perché si tratta delle migliori annate fra quelle proposte.
Altra noticina a diario, il tizio della sopracitata cantina mi ha invitato a provare seduta stante il Vespolina del tipo Superiore (ovviamente anche nel prezzo: almeno il triplo); non mi ha convinto: gli ho fatto presente di trovarlo speziato (note di pepe nero tipo Verduno di Pelaverga) ma al contempo amaro, molto tannico e poco corposo. Lui mi ha peraltro confermato che non si trattava di mie impressioni, e mi ha consigliato di “abituarmi prima a questo vitigno particolare” attraverso la tipologia non superiore della quale, ti dicevo, ho preso due pezzi.
Spero di non averti annoiato, ma volevo registrare a caldo le impressioni provate, visto che quello enologico è un mondo basato su sensazioni istantanee faticosamente rammentabili e descrivibili.

Alla prossima.

P.S.: ti allego la foto di tre bottiglie che ho sottomano, in modo da ricreare il più possibile l’atmosfera.

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