Vacanza in Gallura: la Cantina del Vermentino

Dopo avere narrato tempo fa, a proposito di prezzi, una piccola disavventura in terra di Valtellina, mi sembra doveroso oggi segnalare l’esperienza positiva avuta con la Cantina del Vermentino. Si trova sulle alture granitiche della Sardegna nord-orientale, nella sottoregione della Gallura, presso un piccolo comune della recente provincia di Olbia-Tempio circondato da immensi sughereti, e da lunghe file di vigneti coltivati soprattutto a Vermentino: Monti.


In seguito a una ripetuta osservazione dei vini di questa cantina sugli scaffali dei minuscoli supermercati di Isola Rossa (la frazione balneare di Trinità d’Agultu e Vignola dove abbiamo soggiornato due settimane), e dopo avere decisamente apprezzato le sapide fragranze di mandorla amara del Vermentino di Gallura S’Elème, prodotto dalla medesima, ho pensato di pianificare una sortita in prima persona a casa del Produttore. Del resto quella per Monti costituiva una trascurabile deviazione lungo la strada del ritorno, dopo l’escursione di una giornata sulle spiagge della costa orientale a San Teodoro.

Il complesso dell’Azienda non è di quelli nascosti o comunque troppo difficili da scovare, direi addirittura perfettamente integrato nella struttura del piccolo borgo ospite. Lasciata la macchina nell’ampio parcheggio sopraelevato ho potuto guadagnare l’ingresso dell’esposizione con l’ufficio commerciale situato sulla sinistra del salone, dietro una parete a vetri. La commessa mi ha subito mostrato la bacheca con l’elenco dei prodotti corredato di prezzi. A questo punto la gradevole scoperta: avendo come riferimento quelli dei Vermentini S’Eléme e Aghiloia rilevati nei vari supermercati (non necessariamente i “litoranei” dove, si sa, tutto è più caro per statuto), ho trovato piena conferma alla mia speranza che quelle parti si praticassero prezzi ragionevoli, degni di una vendita “all’ingrosso” (mi si conceda l’uso improprio della locuzione). Dopo avere infatti appreso che una bottiglia di Aghiloia avrebbe raggiunto il portabagagli della mia automobile dietro il compenso di sole 3,70€, oppure che una di S’Eléme, da me preferito, sarebbe costata nientepiù che 3,20€, ho avuto infatti la sensazione (non comune, purtroppo, tra noi appassionati) di poter trarre un vantaggio finanche economico da un’ennesima esperienza in cantina (l’altro “vantaggio”, lo si capisce spero, è costituito dall’accrescimento culturale indotto dal susseguirsi di esperienze anche non esaltanti).

Ma “Cantina del Vermentino” non significa “solo Vermentino”: sul posto era possibile acquistare anche diversi esemplari di Cannonau di Sardegna (oltre a fantasiose creazioni IGT), ed io ho portato via alcuni Tàmara, bevanda rispettabile al punto da essere citata nel volume “Sardegna” della Guida Rossa del TCI, insieme alla Cantina oggetto del presente post. E le Guide Rosse, si sa, sono repertorio ufficiale del patrimonio artistico-culturale italiano sancito dall’omonimo Ministero.

Altra prova, se ancora ce ne fosse necessità, che il vino è anche e soprattutto espressione artistica, con regole proprie e irrinunciabili (al fine di produrre opere davvero “a regola d’arte”) ma con un altrettanto imprescindibile spazio riservato alla (sobria) creatività.

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