Il territorio del Gavi

Un paesaggio quasi appenninico, percorso da strade strette e tortuose fiancheggiate da alberi imponenti, precede la valle del Lemme nei pressi di Gavi per chi come noi, su indicazione del navigatore, scavalca il colle anzichè aggirarlo provenendo dall’uscita autostradale di Serravalle: siamo in pieno Oltregiogo, “al di là del passo dei Giovi”. A questi luoghi, storicamente d’influenza ligure, il vitigno Cortese ha fatto conoscere decenni or sono un successo che è andato scemando nel tempo: erano i ’70, gli anni in cui Mario Soldati dava alla luce il suo Vino al Vino. Oggi pare che molti abili produttori stiano tentando di ripristinare l’antico prestigio di questa denominazione, e noi siamo andati a visitarne qualcuno esplorando il territorio del comune di Gavi (la cui DOC reca la dicitura “Gavi del comune di Gavi”) nonché di Tassarolo (“Gavi del comune di Tassarolo”), spingendoci fino al piccolo centro di Parodi Ligure.

Le cantine

Santa Seraffa. Allontanandosi da Gavi lungo la via Serravalle, una svolta a destra immette nella stradina che si inoltra in località Le Colombare, affiancata da prati verde brillante e alberi d’alto fusto. Un parcheggio ampio e appartato precede il cancello d’ingresso alla corte di questa cantina dove siamo stati ricevuti dal signore contattato la sera prima, il quale ci ha sbrigativamente domandato “quanti cartoni” desiderassimo, il vino essendo “già tutto impacchettato”. Ne abbiamo acquistato uno da sei bottiglie (tutte Gavi del Comune di Gavi “Le Colombare” 2010) e ci siamo accommiatati scortati fino all’automobile dai pacati consigli dell’uomo riguardo ai ristoranti della zona. Ma sapevamo già dove recarci…
Produttori del Gavi. L’accoglienza è quella tipica delle grandi realtà, con tanto di ampio parcheggio asfaltato e negozio-reception con merce prezzata in esposizione. La cassiera si è prodigata in strani consigli circa il vino del 2010 di cui eravamo in cerca: lei preferiva quello più “fresco” (intendeva giovane), e non sarebbe stata colpa sua se nell’acquistare il 2010 anziché il 2011 fossimo rimasti delusi; salvo scoprire poco dopo, con stesso stupore della donna, che il 2011 non era ancora neanche in vendita (come riferitoci da un addetto alla cantina). Pareri non richiesti a parte, abbiamo portato via alcune bottiglie di Gavi del c. di G. “La Maddalena 2010” e una di “Go Go” (stessa DOC e stesso millesimo), oltre a un paio di “Gavi Go”.
Castello di Tassarolo. Ambiente decisamente meno “formale” rispetto al precedente, il nome poteva inizialmente far pensare a realtà di tutt’altre pretese. L’azienda offre invece l’impressione di una rustica magione agricola gestita, per quanto abbiamo potuto constatare, da una signora lieta di illustrarci le caratteristiche dei suoi vini ottenuti da agricoltura biologica e privi di solfiti. Abbiamo acquistato alcuni esemplari di Gavi del comune di Tassarolo “Spinola 2010”.
Le Marne. Trovare questo produttore non è stato facile: nonostante indirizzo e civico corrispondessero alla strada collinare dove ci trovavamo in quel di Parodi Ligure, non ci è risultato possibile rinvenire alcunché di somigliante a un’azienda agricola (nemmeno un’insegna) fino a quando non abbiamo deciso di telefonare ai proprietari: stavamo sostando proprio dinnanzi a casa loro. Una giovane signora ci ha fatto strada conducendoci alla taverna e quindi sul terrazzo a ridosso di un declivio vitato. Dopo una prima descrizione della recente realtà aziendale (sono attivi da soli cinque anni), ci ha offerto da degustare il Marne Bianco 2010 e l’Oro dello stesso anno. Quindi si sono uniti a noi il marito e un’altra coppia di clienti, e insieme abbiamo proseguito nella degustazione di un 2008 del quale il padrone di casa pare vada piuttosto orgoglioso. Noi abbiamo comunque preferito il Bianco, fresco e beverino, con note di pesca e floreali, di buona acidità; anche l’Oro non ci è parso male, pur se ottenuto per mezzo di una leggera sovramaturazione delle uve. Dopo una lunga conversazione circa il ruolo dei solfiti nella conservazione dei bianchi (loro non ne impiegano), ci siamo congedati portando con noi alcune bottiglie del Marne Bianco e un paio di Oro.

Il pranzo

Ristorante da Marietto. Provenendo da Gavi in direzione di Genova, una strada in mezzo a un’ampia zona pianeggiante conduce alla frazione di Rovereto, dove ha sede questo locale. Fra pareti decorate con fucili da caccia e teste d’animali impagliate, in un ambiente finemente rustico, abbiamo assaggiato un antipasto di panissa (stesso impasto della farinata di ceci ma presentata in tagli lunghi e stretti) e di petto di pollo con parmigiano e aceto balsamico; quindi un primo di ravioli al tucco, il tutto accompagnato da un Gavi sfuso ma “interessante” (così lo ha definito il proprietario), dagli intensi aromi di frutta gialla e sapido. Altrettanto interessante è stato dedicare il dopo pranzo a scattare foto ai bei vigneti di Cortese che circondano il ristorante.

I luoghi

Gavi. Lasciata l’automobile in un parcheggio alle porte della cittadina, subito dopo il ponte sul torrente Lemme, nel pomeriggio ne abbiamo visitato il centro, dedicando in particolare la nostra attenzione a uno dei più importanti esempi di romanico dell’Alessandrino: la parrocchiale di San Giacomo Maggiore, sovrastata dal bel campanile a pianta ottagonale. Quindi siamo saliti in automobile fino all’ingresso del Forte, per ammirare il panorama del comprensorio circostante. Alcune foto le abbiamo scattate lungo la strada per Parodi: il profilo del paese si erge in lontananza oltre i vigneti spogli, sovrastato dalla mole della fortezza; e altre immagini più ravvicinate del Forte abbiamo potuto prenderle dal ponticello (peraltro privo di protezioni) sopra il Rio Neirone, che presso Gavi confluisce nel Lemme.

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