L’Alto Monferrato: Barbera, Moscato e Grignolino (d’Asti)

Immaginando un meridiano che attraversi il Monferrato per la città di Asti, i luoghi in cui siamo stati oggi si collocano in modo speculare rispetto a quelli del Casalese, laddove ci recammo due mesi fa alla ricerca di Grignolini e di Ruchè. Stavolta è toccato al cosiddetto Alto Monferrato (che tuttavia si colloca a meridione del suo contrario), dove a farla da padrone sono le uve Barbera, Moscato e Grignolino della denominazione “d’Asti”. L’armoniosa geometria degli onnipresenti vigneti contribuisce a rendere il paesaggio di queste parti uno tra i più suggestivi dell’intero Piemonte: qui è normale, spostandosi tra un centro e l’altro lungo strade che serpeggiano seguendo lo sviluppo finemente ondulato del terreno, superare una curva e imbattersi d’improvviso nel panorama d’un vasto anfiteatro collinare intensamente coltivato; oppure scorgere, a velare l’orizzonte, il profilo levigato di piccole alture punteggiate di borghi e di fortezze.
Il criterio che abbiamo seguito è stato quello di recarci presso alcune tra le più interessanti aziende della zona cercando il meglio di un po’ tutte le DOC in oggetto, prendendo spunto come sempre dalle indicazioni delle guide in nostro possesso. Purtroppo, il tempo particolarmente tiranno ci ha consentito di visitare soltanto tre cantine e altrettanti luoghi, ciascuno gravido di proprie peculiarità produttive: è toccato ad Agliano Terme, Vaglio Serra e Calosso, piccole capitali del loro genere.
In tempi come questo, che vedono l’ennesima azienda italiana, la Ducati, passare in mano a proprietari d’oltreconfine (i tedeschi dell’Audi), ecco quanto nessuno potrà mai sottrarci: il nostro territorio nazionale e le sue ricchezze, un valore inestimabile di cui ciascuna bottiglia, a qualunque latitudine, può trasmettere la sostanza e l’imperitura dignità.

Le cantine

– Pavia Agostino. Ad Agliano terme si trova questa simpatica azienda guidata dai fratelli Pavia. Noi ne abbiamo conosciuto uno, col quale abbiamo intrattenuto una lunga e particolareggiata degustazione accompagnata da grissini piemontesi e salame nostrano. Abbiamo spaziato dal Grignolino 2011 (noi però abbiamo acquistato il 2010 pur col tappo a vite: che tristezza!) alle fruttatissme Barbera Bricco Blina 2010 e Moliss 2010: il particolare affinamento in legni differenti conferisce a quest’ultima profumi molto caratteristici e a tratti “esotici”. Il proprietario ci ha fatto assaggiare un calice di Blina nuovo, spillato dal fusto d’acciaio nel quale sta completando la propria maturazione: l’acerbità del prodotto, pur di buone promesse, si è evidenziata nelle cosiddette “puzzette” di zolfo e cavolo che accompagnavano le comunque riconoscibili fragranze di frutto e fiori della Barbera. Prima di congedarci c’è stato anche il tempo per una improvvisata in vigna, dove ci sono state minuziosamente descritte alcune importanti fasi della lavorazione agricola.
– La Badia. Appena fuori Calosso, quasi sulla linea di confine fra Langhe e Monferrato, abbiamo trovato questa azienda nota per il moscato “Badis” e la Barbera “La Tentazione”. Abbiamo acquistato sia l’uno che l’altra dopo avere degustato solo il primo, che abbiamo trovato succosissimo, riccamente fruttato e dolce, ma un po’ parco di olfatto: forse (anche) perché la bottiglia era già aperta da un po’.
– Viticoltori Associati di Vinchio & Vaglio Serra. Ecco un’altra tipica grande realtà produttiva. Trattasi di una cooperativa di 19 produttori i cui vigneti si estendono prevalentemente nei territori dei due comuni di Vinchio e Vaglio Serra. Siamo capitati sul posto in coincidenza con l’orario di chiusura, e pertanto il servizio (da parte dei ragazzi-commessi) è stato oltremodo (e comprensibilmente) sbrigativo. Abbiamo puntato ai soli vini che conoscevamo: la Barbera Sorì dei Mori 2011 e il Grignolino Le Nocche 2011 (in realtà cercavamo il 2010: terminato) più il piccolo fuori programma del Moscato Valamasca 2011.

Il pranzo

– Crota d’Calos. Letteralmente “La grotta di Calosso”, in questo locale caratteristico con tetto a botte in mattoni si può mangiare cucina tipica pagando il giusto; e lo si può fare anche ammirando il panorama dell’ampio versante collinare dirimpetto alla veranda. L’oste, uomo dai modi delicatamente conviviali, gestisce anche l’annessa cantina comunale, ed è pertanto possibile degustare al calice tutti i migliori vini del comprensorio di Calosso a prezzi decisamente onesti. Noi abbiamo provato i tajarin ai funghi porcini e gli gnocchi al Castelmagno, e per secondo, il nodo di vitello alla moderna e un assaggio di arrosto di agnello arrotolato. Come bevanda abbiamo optato per una Barbera dell’azienda La Badia: la stessa “La Tentazione” che di lì a poco avremmo acquistato nella sua cantina d’origine. Constatato di non avere tempo a sufficienza per recarci da Saracco o da Perrone a Castiglione Tinella, per alcuni tra i migliori Moscato della zona, a fine pasto ne abbiamo tentato l’acquisto presso la cantina comunale, scoprendo tuttavia che vi si trattano esclusivamente vini del territorio municipale: perché “Calosso è Moscato”, ha tenuto a precisare l’oste, anche se “qui se ne producono di più ricchi, succosi e zuccherini, ma meno fini e profumati rispetto a quelli di Castiglione Tinella” (già in provincia di Cuneo).

I luoghi

– Calosso. “Piccola capitale del Moscato”, l’abbiamo attraversata a piedi nell’atmosfera sonnacchiosa del tiepido meriggio primaverile, soffermandoci presso la parrocchiale di San Martino. Molto belli e vasti i panorami monferrini di cui si può godere lungo la strada di ingresso al paese e dai terrazzi del centro.

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