La Valle Isarco e i suoi vini

Alte montagne circondano la conca di Bressanone all’intersezione della valle Isarco con la Val Pusteria. Il centro cittadino resta ben visibile dall’alto in tutta la sua estensione risalendo appena il versante verso Rasa, una frazione di Naz dove si arriva per stradine risicate, che solcano interminabili meleti inframezzati dai boschi di conifere. A Rasa abbiamo alloggiato presso un grazioso residence-hotel , il Tirolerhof, preferendo la prima formula alla seconda per la maggiore libertà di scandire tempi e modi delle nostre esperienze “enologico-degustatorie”. Al doveroso tributo ai maggiori centri culturali, nonché agli splendidi panorami della Val di Funes e del Lago di Caldaro (cui abbiamo dedicato una sessione a parte l’ultimo giorno), abbiamo alternato infatti numerose visite in cantina: i produttori prescelti sono stati quelli delle zone DOC Valle Isarco e, pressappoco, Lago di Caldaro. La prima, cui abbiamo dedicato due giornate, è nota per la coltivazione di numerosi vitigni a bacca bianca d’origine germanica: il Sylvaner, cui è riservato il maggiore investimento produttivo dell’area; il Kerner, che dà origine a un vino simile al Riesling renano ma meno fresco; l’ibrido e aromatico Muller-Thurgau, creato, letteralmente, dal signore del quale porta il nome; il Veltliner dall’incerta origine, forse austriaca oppure lombarda, che dà un vino semplice e delicato…  Le vigne di queste parti devono contendere lo spazio ai frutteti, al bosco e alla roccia, e il numero di bottiglie prodotte da ciascuna Weincellar non è pertanto mai elevato: così, abbiamo appreso, terminano sempre molto in fretta, solitamente entro agosto o settembre dell’anno di imbottigliamento. Per questo possiamo affermare di avere, con un pizzico di fortuna, indovinato il periodo giusto per andarli ad acquistare correndo del resto il rischio, rivelatosi reale, che qualche produttore (come il blasonato Manfred Nossing) non fosse ancora pronto.
Il Traminer Aromatico (letteralmente “di Termeno”, Tramin in lingua tedesca), oppure la Schiava o il Lagrein tra i vitigni a bacca rossa, restano invece più specifici dell’altra zona, quella che ha avuto come nostro punto di riferimento il Lago di Caldaro e cui abbiamo dedicato per intero il nostro terzo e ultimo giorno di escursione. Il panorama è molto particolare, col versante montano che si tuffa nell’ampia valle dove scorre, silenzioso e ridente, un fiume di vigneti che diventa più fitto, compatto e impressionante avvicinandosi a Trento lungo la Weinstrasse (la cosiddetta Strada del Vino). Anche qui però la produzione non raggiunge numeri impressionanti, a dispetto della qualità comunque elevata. Vorrei in ultimo menzionare il Moscato Giallo, vitigno, pare, delicato ed esigente, dalle cui vinacce si ricava una grappa fruttata e fragrante di noce moscata. La migliore, dicono, fra quelle altoatesine insieme a quella di Gewurztraminer. E anche la più rara.

Le cantine.
– Abbazia di Novacella. Dopo la visita al complesso che ospita il convento dei Canonici Agostiniani, tappa obbligata allo spaccio dell’Abbazia. Qui, fra prodotti d’ogni genere (dal miele al cioccolato, al vino ai liquori), abbiamo rinvenuto il Sylvaner Praepositus 2010 (non menzioneremo più la DOC, che è naturalmente Alto Adige Valle Isarco): unico caso, insieme a un Lago di Caldaro acquistato più avanti, in cui siamo riusciti a reperire un vino dello scorso anno.
– Packerhof. Percorrendo la Strada Val Pusteria in direzione nord, appena fuori da Bressanone nel comune di Varna (frazione Novacella), si può notare l’insegna di questa cantina (che offre anche alloggio) proprio di fronte alla svolta a sinistra che immette nella via dell’Abbazia. Non essendo stata inclusa, in seguito alle nostre ricerche, nell’elenco delle cantine da visitare (del resto il tempo è tiranno…) e tuttavia avendola riconosciuta, ci siamo entrati accontentandoci di acquistare il solo Muller Thurgau 2011 che avremmo assaggiato la sera stessa in albergo. Non era nostra intenzione snobbarla, ma la carne al fuoco era davvero troppa…
– Strasserhof. Poco più avanti rispetto alla precedente lungo la stessa strada, una via piuttosto angusta (tale Unterrain) risale brevemente il versante offrendo un’ampia veduta della vallata prima di condurre alla cantina. Quando siamo arrivati erano in corso pesanti lavori di ristrutturazione per trasformare parte del maso in agriturismo; ma nonostante il da fare siamo stati ben accolti dal giovane proprietario, che ci ha offerto l’assaggio di quasi tutta la produzione. Complici anche i prezzi (sarebbero in seguito risultati i più bassi della zona), abbiamo acquistato diversi Muller Thurgau 2011 ed anche Sylvaner, Kerner e Veltliner dello stesso anno.
Kofererhof. Altro produttore dotato di ristorante in Varna, lungo la solita via Pusteria: ci siamo stati il secondo giorno, di ritorno dalla Val di Funes. Vi abbiamo acquistato Kerner e Sylvaner in tutta fretta (la signora con la quale abbiamo avuto a che fare pareva non avere molto tempo a disposizione), imbattendoci all’uscita in un cliente dall’accento Veneto che ci ha consigliato un giro a Mezzocorona: decisamente fuori strada.

I locali

– Zanser Schwaige. Lasciata l’automobile prima del parcheggio che immette al percorso verso “Malga Zannes”, ci siamo fermati a desinare in quest’altra: sulla veranda di legno affacciata verso prati bucolici dolcemente digradanti fino al torrente più in basso, nella quiete perfetta della natura abbiamo assaggiato un piatto di uova fritte con speck e patate, bevuto una weissbier e concluso con strudel e succo di sambuco.

I luoghi.

– Rasa. Grazioso centro di 500 abitanti, sorge a circa 800m s.l.m., letteralmente circondato dai frutteti. Vi si trova il residence-hotel dove abbiamo soggiornato.
– Bressanone. Capoluogo del comprensorio della Valle Isarco, la cui produzione enologica ha ispirato la prima parte della nostra gita, appare come un’austera cittadina di stampo marcatamente tirolese, più austriaca che italiana sia nella lingua che nell’architettura. Bello il Duomo, romanico con influssi barocchi, e molto tranquillo il centro storico che abbiamo potuto girare immersi nella quiete che precede l’ora di cena.
– Val di Funes. L’abbiamo percorsa quasi tutta fermandoci a pranzare nella malga di cui sopra. La generosa luce di una bella giornata primaverile ci ha regalato vedute davvero spettacolari dei suoi verdi declivi punteggiati di fiori colorati, con le aspre cime del gruppo delle Odle a fare da quinta suggestiva.
Val di Luson. Meno scenografica della precedente, è in compenso più riservata, estranea ai percorsi turistici nonostante a Luson non manchino le strutture ricettive. La quiete che abbiamo respirato all’interno della parrocchiale di San Giorgio (del 1500!), è di quelle da riassaporare col piacere suggestivo dei ricordi una volta rientrati a casa (e soprattutto a lavoro). Bello anche l’ampio panorama dell’altopiano di Naz.

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