Agriturismo sul Lago di Vico: Viterbo e i Monti Cimini (la “Media Tuscia”)

A dominare il paesaggio all’interno dell’antico cratere, sulla terra fertile ricavata dagli Etruschi attraverso la creazione di un emissario artificiale che svuotò in parte il bacino settentrionale del lago, sono le coltivazioni della Nocciola Tonda Gentile Romana (DOP): alberi non molto alti, talora simili a cespugli, il cui frutto, una volta essiccato presso i locali consorzi (questa è la prassi dell’agriturismo del quale siamo stati ospiti) viene venduto a industrie dolciarie come la Ferrero.

L’altra coltura tipica della zona, il castagno, è testimone invece dell’ambiente boschivo presente lungo i crinali della caldera o le pendici dei due principali promontori in essa ospitati: nella solitudine feriale della “faggeta depressa” che riveste il Monte Venere (851m) abbiamo infatti potuto fare splendidi pic-nic. L’attributo “depressa” è meritato per l’altitudine insolita alla quale tale vegetazione riesce qui a sopravvivere grazie al particolare microclima.

Il nostro agriturismo era situato lungo la sponda nord-orientale del lago, visibile in lontananza al di là delle colture a una distanza di circa 500m, nella cosiddetta Valle di Vico, a sua volta parte del comune di Caprarola inserito nella regione storica della Tuscia, che a questa latitudine, in corrispondenza dei Monti Cimini,  prende la denominazione di “Media”. Con i suoi 507m s.l.m, il bacino risulta essere il più alto fra i grandi laghi d’Italia, e grazie alla molteplicità degli ambienti che lo circondano ospita numerose specie animali: per questo è stato dichiarato riserva naturale e area protetta unitamente alla zona umida adiacente. Zona che abbiamo peraltro avuto modo di raggiungere a piedi attraverso la “strada delle Pantanacce”, un sentiero che attraversa la parte asciutta a settentrione del lago, lungo il quale abbiamo fatto incetta di more. A ridosso della stessa zona è inoltre presente un punto d’osservazione facilmente raggiungibile in auto, dal quale è possibile avvistare la considerevole avifauna che frequenta lo specchio d’acqua antistante. Noi siamo riusciti a riconoscere solo germani e folaghe intenti a pescare nelle acque del lago, la cui qualità pare godere di una certa reputazione.

Per quanto attiene la gastronomia, la Tuscia pare possieda preminenti vocazioni casearie: in una salumeria di Ronciglione dove ci siamo fatti preparare alcuni panini con il tipico prosciutto “Montagnolo” abbiamo trovato il “Fiocco della Tuscia“, formaggio simile al Brie, nonchè alcune espressioni locali di pecorino romano stagionato e semistagionato. La carne per i piacevoli barbecue a legna che abbiamo preparato in agriturismo l’abbiamo acquistata presso il Centro Carni Mastropietro sempre a Ronciglione: punta di petto, pancetta, “spuntinatura” (puntine di maiale), salsicce e controfiletti provenienti dall’allevamento proprietario. Ottima qualità a prezzi contenuti. In una frazione di Viterbo, a Bagnaia, abbiamo invece assaggiato la morbida porchetta locale, la cui reputazione è pari a quella della cugina di Ariccia.

Per i vini abbiamo dovuto spingerci invece verso nord fino al Lago di Bolsena (il cui comprensorio abbiamo riservato a una prossima volta), a Montefiascone, dove ci siamo procurati l’Est! Est!! Est!!! presso alcune cantine locali (leggi più avanti).

I luoghi

Caprarola. Agli appassionati del genere questo piccolo comune di meno di 6000 abitanti abbarbicato sui Cimini risulterà probabilmente noto per lo splendido Palazzo Farnese, massiccia costruzione a pianta pentagonale di costruzione rinascimentale.  L’intero borgo è stato rimodellato intorno ad esso nel XVI secolo fino ad assumere le caratteristiche attuali: la strada principale lo taglia letteralmente al centro risalendo lo sperone tufaceo fino in cima per raggiungere la costruzione che da lassù domina la cittadina e la la sottostante valle del Tevere (con il monte Soratte che si erge isolato in lontananza, inquietante come un mostro preistorico). Nel periodo in cui l’abbiamo frequentato noi era in corso la “Sagra della Nocciola“, un’intera settimana tradizionalmente dedicata alla coltura tipica della zona. Abbiamo pranzato una volta all’Antica Trattoria del Borgo, nella sua sala affacciata sui boschi che rivestono i crinali circostanti, rivolta verso l’esterno del paese; abbiamo preso un tagliere di salumi presentato su un letto di insalata, e come primi gnocchi al ragù di cinghiale (quello di capriolo menzionato sul menu non era disponibile) e farfalle al pesto di nocciole. Nonostante le apparenze e la locazione “rustica”, non si tratta tuttavia di un locale eccessivamente economico: i piatti di carne alla griglia (specialità della casa), in particolare, ci sono parsi un po’ cari.
Ronciglione. Oltre che per il suo litorale lacustre, più ghiaioso rispetto a quello erboso/melmoso di Caprarola, siamo stati diverse volte in questo centro, il cui territorio lambisce il lago lungo il lato occidentale, per fare spesa. Possiede diverse architetture religiose interessanti oltre alla Rocca, antica residenza di diversi papi.
San Martino al Cimino. Se non avessimo incontrato un anziano fotografo naturalista (munito di fotocamera Canon 3D e obiettivo 400mm) intento a sorprendere la fauna in transito presso il punto di osservazione menzionato sopra, non avremmo forse mai deciso di recarci presso questo sobborgo di Viterbo annesso al territorio comunale in tempi abbastanza recenti. A causare la nostra decisione è stata la sua risposta alla nostra richiesta di indicarci un luogo dal quale potessimo ammirare (e nel contempo fotografare) il lago da una posizione elevata: una piazzola situata sulla Provinciale 39, poco prima della svolta che conduce all’abitato (via Madonna dei Cimini). Il paese ospita un’Abbazia di origine cistercense dai forti richiami gotici con l’adiacente palazzo Doria Pamphilj. Molto pittoresca è la via Cadorna, fiancheggiata da una lunga schiera di basse abitazioni che scendono verso valle costeggiando l’interno delle mura e formando coi tetti una scenografica scalinata avente la Tuscia settentrionale come sfondo. In questo borgo di soli 3000 abitanti distante 5km da Viterbo abbiamo trovato un’atmosfera solare e rilassata, bei panorami e locali tipici per il desinare, e vi abbiamo fatto tappa varie volte. Degna di menzione è soprattutto la “Trattoria-Enocacioteca Il Moderno“, sulla sinistra scendendo dall’abbazia, dove “se magna a km 0” e si possono assaggiare diversi piatti della cucina tipica romana. Tra i primi abbiamo provato le pappardelle con i funghi porcini e quelle con i fiori di zucca e salsiccia, mentre tra i secondi un ottimo pollo alla diavola e un altrettanto gustoso cinghiale “alla contadina” (tutto rigorosamente cucinato al momento).
Bagnaia. Altro borgo autonomo recentemente incorporato nella municipalità di Viterbo. Deve la sua notorietà al giardino manieristico all’italiana di Villa Lante e alla sua buona porchetta. Graziosi anche il parco adiacente alla villa (nel 2011 è stato eletto “Parco più bello d’Italia”) e la piazza XX settembre ispirata al modello della Piazza del Popolo romana: ad essa si accede dopo avere lasciato l’automobile al parcheggio posto un livello più in basso.
Viterbo. Il periodo della nostra vacanza è coinciso con quello dei festeggiamenti della patrona Santa Rosa, la religiosa vissuta nel XIII secolo (la sua dimora si trova a pochi passi dal luogo dove attualmente sorge la Basilica omonima): in occasione della ricorrenza (4 settembre) per le vie della città vengono allestiti spalti e tribune dalle quali poter assistere al trasporto in processione, la sera della vigilia, della cosiddetta “macchina di Santa Rosa” ad opera di un centinaio di individui detti “facchini”: si tratta di un campanile luminoso di foggia artistica, alto una trentina di metri e rinnovato ogni lustro. Quest’anno pare che persino la Presidenza della Repubblica fosse presente all’evento, la cui importanza è tale da richiamare folle di pellegrini da svariate parti d’Italia, e da venire trasmesso in diretta da alcune tv nazionali. La “macchina” (assemblata di fianco a San Sisto: abbiamo notato il ponteggio) resta comunque visibile per un’intera settimana fuori dalla basilica di Santa Rosa, dove i fedeli si recano per venerare il corpo della Santa rimasto miracolosamente integro nei secoli (persino in seguito alla sepoltura in piena terra). Il centro storico medioevale di Viterbo dislocato lungo la via San pellegrino, visitato in piena tranquillità i giorni successivi alla manfestazione, ci è parso suggestivo e ricco di atmosfera, al contrario di altre parti della città a nostro avviso deturpate dal traffico eccessivo e dal prepotente proliferare dei graffiti (entrambe le cose anche in corrispondenza di edifici storici o religiosi). A nostro avviso è valsa la pena spendere una giornata presso le famose “Terme dei Papi“, dove si può fare il bagno nelle calde acque (58° all’origine) solfureo-solfato-bicarbonato-alcalino-terrose-fluorate della sorgente Bullicame, che alimenta i 2000mq della “piscina monumentale”. Per mangiare segnaliamo un locale in particolare, in considerazione dell’ottimo rapporto qualità/prezzo: l’hostaria Lo Spito a pochi passi da Porta Romana lungo la via San Leonardo che proseguendo immette al quartiere medioevale, dove un primo, secondo, contorno, (scelti da un menu fisso che prevede 2 sole alternative) acqua, vino e caffè costano appena 10€ nonostante qualità e tipicità (sia dell’ambiente che del cibo) non ne risentano affatto. E nemmeno la genuina cortesia dell’affabile cameriera. P.S. : un buon posto per lasciare l’auto si è rivelato essere il parcheggio lungo via della Fortezza, oppure quello di Via Faul (proseguimento interno alle mura della via Bagni che conduce alle Terme).

Le Cantine

Cantina di Montefiascone. Si tratta di un vasto edificio, un capannone, posto lungo la via Cassia di fronte al Cimitero, alle porte dell’abitato. Vi si vende una grande varietà di prodotti locali, e noi abbiamo acquistato, oltre a un paio di casse di Est! Est!! Est!!! “Vescovo” 2012 nelle versioni amabile e secco, anche marmellate di more e di fichi (percentuali di frutta pari al 150%), dell’olio, alcuni insaccati e, soprattutto, l’unica grappa prodotta dalle vinacce dei vitigni che concorrono alla DOC locale.
Cantina Stefanoni. La rivendita di questa cantina è in un basso caseggiato lungo la via Bandita di Montefiascone, dalla quale si gode un belvedere che domina da una discreta altezza l’intero bacino del lago di Bolsena. Ad accoglierci abbiamo trovato un giovane che ci ha offerto l’Est! Est!! Est!!! Classico Foltone” 2012 (che abbiamo acquistato), il più mite “Campolongo” e il “Roscetto“, ottenuto dal vitigno Rossetto (che concorre alla produzione dell’Est! Est!! Est!!!) in purezza. Un po’ troppo vanigliati i rossi IGT.

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1 Commento

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Una risposta a “Agriturismo sul Lago di Vico: Viterbo e i Monti Cimini (la “Media Tuscia”)

  1. Anonimo

    FANTASTICO EST!EST!EST!
    GRAZIE!

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