Appuntamento annuale a Barbaresco

Sono trascorsi quasi quindici anni da quando, spinto dall’interesse per la qualità della DOC Barbaresco e terminato di esplorare le scarse possibilità offerte dalla grande distribuzione cittadina, decisi di recarmi di persona nel luogo della sua produzione munito di una guida reperita in biblioteca. L’intenzione, oltre a quella di procurarmi qualche buona bottiglia, era di entrare in contatto con i luoghi, i personaggi, le atmosfere, tutto quanto riguardasse il mondo della produzione enologica e la sua radicazione nell’ambito di uno specifico territorio. L’impressione che ne ricavai fu talmente entusiasmante da fornirmi lo slancio neccessario a ripetere spesso tale genere di esperienza, e il percorso allora intrapreso è quello che mi ha guidato fin qui, fino alle pagine di questo blog.

Anche per questo mi parrebbe improbabile terminare oggigiorno un anno senza essermi goduto di persona almeno una volta il fascino del paesaggio collinare langarolo: l’atmosfera sinceramente agricola, la vocazione rurale genuina ma di qualità, caratteristica di un po’ tutto il piemonte e della zona nei dintorni di Alba in particolare, impongono all’appassionato di fare tappa presso le cantine di quelle parti. Per acquistare ma non solo.

Rispetto alla volta precedente non sono certo mutate le nostre premesse: nel (purtroppo) breve elenco dei produttori da noi selezionati in base a criteri personalissimi che tengono conto, non ultimo, del  rapporto qualità/prezzo, hanno trovato posto quelli appartenenti alla schiera dei cosiddetti “tradizionalisti”; si tratta di coloro i quali si oppongono (lo diciamo operando una semplificazione ai limiti del consentito) a vinificazioni moderniste caratterizzate, fra l’altro, da un uso del legno un po’ troppo aggressivo (a nostro modesto avviso).

Il pranzo

– Osteria dell’Unione. Come l’anno scorso, anche questa volta abbiamo scelto per desinare questo locale situato nella piazza principale di Treiso. L’offerta è rimasta la stessa di un anno fa, ovvero a una scelta non amplissima si abbina d’altro canto una buona qualità della cucina. In ogni caso, a oltre un anno di distanza, non dispiace affatto tornare ad assaporare il “solito” piatto di tajarin al rugù seguito dall’ottimo coniglio ai peperoni.

Le cantine

– Produttori del Barbaresco. Il punto vendita si trova di fronte alla piccola chiesa di San Giovanni Battista ubicata nel centro di Barbaresco. Ad accoglierci abbiamo trovato un’atmosfera fin troppo elegante, con uno dei due addetti che alla nostra richiesta di acquistare una bottiglia di Barbaresco Rio Sordo 2008 ci ha domandato se lo avessimo prenotato; nonostante la nostra risposta negativa, le bottiglie (un paio in tutto) ci sono state consegnate senza problemi.
– Enoteca regionale del Barbaresco. A causa di un contrattempo automobilistico che ci ha sottratto la miglior parte della mattinata, subito dopo la sosta presso i Produttori abbiamo deciso di recuperare terreno recandoci presso l’Enoteca Regionale, dove vengono raccolte e vendute bottiglie di Barbaresco provenienti da qualsiasi cantina dell’intero comprensorio. Scelte tra quelle disponibili (di alcuni produttori non abbiamo trovato le annate di nostro interesse) ci siamo portati a casa il Basarin 2010 di Adriano Marco e Vittorio e il Gallina 2010 di Ugo Lequio. Abbiamo quindi assaggiato alcune grappe di Barbresco scegliendo di acquistare quella dei Produttori, all’olfatto ed al gusto meglio strutturata e smussata.
– Giuseppe Cortese. “Cortese”, verrebbe da dire, di nome e di fatto, il signor Gabriele ci ha accolto e guidato immediatamente attraverso un breve tour della cantina durante il quale abbiamo potuto osservare, fra le altre cose, le botti grandi in cui matura il loro Barbaresco. Ne producono due versioni: il base (Rabaja) e il Riserva, che però esce solo nelle annate migliori. Dopo avere assaggiato la sapida versione base del 2010 e il più speziato Riserva 2006 siamo passati alla rassegna di alcune annate precedenti: la filosofia aziendale prevede infatti di mantenerne una discreta scorta da rivendere, caso più unico che raro, ad un prezzo più che onesto. Inutile dire come sia stato impossibile resistere alla tentazione di procurarsi una bella verticale 2004 (annata ritenuta ottima) – 2006 – 2010. Gabriele ci ha inoltre proposto in assaggio il Dolcetto prodotto dal cru Trifolera (dedicato a tutto ciò che non è Nebbiolo) di cui ci è parso andare abbastanza orgoglioso: a noi è parso più che accettabile, soprattutto perchè consono alla nostra idea di questo vino che preferiamo non troppo estrattivo bensì spensierato e da tutto pasto.

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