Planter’s Punch: un cocktail fresco e dissetante per l’estate.

Cocktail Planter'sPer addolcire le rare serate afose di questa timida e avara stagione estiva, niente di meglio che concedersi un cocktail after dinner non troppo alcolico, a base di rum e succhi di frutta shakerati: l’effetto dissetante è assicurato, e il palato ne resterà senza dubbio soddisfatto.

Tra i più adatti alla situazione si distingue a mio avviso il Planter’s Punch: nonostante alcuni manuali ne riportino una versione a base di rum bianco più parsimoniosa per quanto riguarda gli ingredienti, personalmente preferisco quella suggerita da un’antica dispensa cartacea in mio possesso, accreditata tuttavia anche presso il portale IBA.

Per relizzarlo come piace a me, versate nello shaker colmo di ghiaccio cristallino:

– 4cl abbondanti di rum scuro (ottimo il Ron Pampero “anejado en barricas de roble” e non troppo costoso; in alternativa, io sono solito usare l’Havana Club Anejo Especial)
– 3,5cl di succo di arancia rossa 100% (in mancanza del frutto fresco, quello commercializzato negli appositi bric servirà egregiamente all’uopo)
– 3,5cl di succo di ananas 100% (come sopra)
– 2cl di succo di limone
– 1cl di sciroppo di granatina
– 1cl di zucchero di canna liquido

Dopo avere agitato a dovere per una trentina di secondi o anche meno, otterrete un long drink ambrato scuro, dal sapore fruttato e aromatico che ben si miscela allo sfondo caramellato riconducibile alla base di rum invecchiato. Per il servizio (aiutarsi con uno strainer) sarebbe di rigore il Tumbler alto, ma io provo maggiore soddisfazione a berlo nei calici Kyoto World Cocktail della Luminarc.

Se avete voglia di strafare, guarnite con una fetta d’ananas oppure con una ciliegia al maraschino… buon drink!

P.S.: se qualcuno vi dicesse che si tratta di un cocktail “femminile”, in quanto troppo dolce o non molto alcolico, sapete già dove mandarlo: più o meno nel medesimo posto dove occorre si rechino tutti coloro che abbinerebbero uno spumante secco al dessert oppure ai dolci in generale, magari adducendo a pretesto la medesima ridicola distinzione “di genere”… 😉

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