Settimana a Taormina (lungo la strada per Capo Vaticano)

Il nucleo antico di Taormina è di fatto una sorta di terrazza posta a 150-200m s.l.m., affacciata sulla costa sicula meridionale e protetta da rilievi verso occidente e settentrione. Nonostante le numerose emergenze d’interesse culturale, la bellezza intrinseca della cornice paesaggistica varrebbe da sola un intero viaggio. Noi ci eravamo già stati 15 anni fa, e nei nostri ricordi di allora era rimasta impressa l’immagine di una splendida località dell’assolata costa orientale siciliana, ricca di testimonianze storiche ed artistiche e provvista di lussureggianti pasticcerie e panorami stupendi; tuttavia questa volta, complice l’annuale rassegna Taormina FilmFest svoltasi durante la nostra presenza in loco, il flusso turistico ci ha impedito di rievocare l’atmosfera decisamente più intima che ne avevamo conservato.

Abbiamo scelto di alloggiare lungo il litorale, a Mazzarò, la splendida baia posta ai piedi dell’altura sulla quale si innalza il centro storico. Per raggiungerlo ci siamo quotidianamente serviti della scenografica funivia Mazzarò-Taormina, la cui stazione di partenza distava appena qualche centinaio di metri dalla nostra sistemazione: il pittoresco gruppo delle poche e semplici casette affacciate sull’insenatura dove sorge il piccolo e tranquillo complesso del Villaggio Placido, presso il quale avevamo già soggiornato durante la nostra precedente esperienza.

Poco più a sud di Mazzarò un’altra baia, quella di Isola Bella, ci ha dischiuso il suo fascino non appena doppiato Capo Sant’Andrea. Il toponimo si deve alla presenza di un’isoletta definita “la perla del Mediterraneo”, talora trasformata dalla marea in una specie di penisola a causa dell’esigua distanza che la separa dalla costa. L’arenile, formato da grossi ciottoli e da scogli, si immerge in un’acqua limpidissima e multicolore, molto ricca di fauna ittica fin sotto costa; tuttavia un po’ troppo fredda, specialmente a inizio estate.

Passeggiare per Taormina non significa però soltanto muoversi attraverso il suo invidiabile repertorio storico (Palazzo Corvaja, il Teatro Greco, le Naumachie e il Duomo giusto per citarne qualcuna); e neppure il suo fascino si esaurisce nell’incantevole spunto paesaggistico offerto dal belvedere di piazza IX Aprile, dal quale l’emozionante, ampia veduta che spazia dalla collina del Teatro fino alle pendici dell’Etna, si mostra al turista con una struggente semplicità in grado di suscitare vere sindromi di Stendhal… Recarsi a Taormina, avventurarsi lungo questa parte nord-orientale della Sicilia in generale, significa anche – e non in ultimo – addentrarsi nel regno indiscusso di un’arte gastronomica e innazitutto pasticcera fine e variegata, in parte mutuata dalla tradizione araba (della quale conserva la forte tendenza agli “eccessi” di dolcezza), basata in larga parte sull’impiego e la lavorazione della mandorla e della ricotta. Al prodotto dolciario forse più famoso e iconografico, il cannolo (composto da una cialda di pasta fritta ripiena di una ricotta che la tradizione siciliana orientale vuole vaccina anziché di pecora), si affianca da queste parti un vero campionario di dolci a base di tale ingrediente: dalle tradizionali paste di mandorla al marzapane, alle innumerevoli varianti di biscotti tipici con mandorle intere al loro interno. A una simile, celeberrima, produzione si sommano poi peculiarità come la pignolata glassata: una sorta di grande impasto da biscotto modellato a formare un insieme di pigne, ricoperto in superficie da una glassa bianca oppure scura (rispettivamente a base di limone oppure cioccolato) profumata con essenza di cedro o bergamotto. Parecchie delle specialità sopra elencate hanno trovato, a nostro avviso, la loro migliore interpretazione presso la pasticceria d’Amore, un simpatico laboratorio ubicato appena fuori dai percorsi maggiormente turistici e riccamente adorno di decorazioni folcloristiche; qui abbiamo avuto modo di assaggiare anche le ghiotte scorze d’arancia candite.

Nemmeno questa volta abbiamo mancato di recarci a rendere omaggio a sua maestà l’Etna: in una terra, la Sicilia intera e finanche parte delle prossimità peninsulari, segnata dalla sua personalità vulcanica ed effusiva, sorniona eppure fatale, gli eravamo troppo vicini per sfuggirne il fascino magnetico, il suo richiamo verso le suggestioni di un’essenza primordiale. Ma soprattutto, saremmo stati degli sprovveduti a lasciarci sfuggire l’occasione per andare a far visita ad almeno una fra le realtà che, in campo enologico, lavorano per riprodurre nel calice il caratattere peculiare di cotanta specificità. Trovandosi a Milo, ovvero alle spalle di Taormina lungo le pendici orientali etnee, abbiamo optato per una sortita presso l’ottima cantina Barone di Villagrande, dove abbiamo acquistato il ben quotato Etna Bianco Superiore 2012 (ottimo rapporto qualità/prezzo) insieme all’interessante Fiore di Villagrande 2011, una miscela di uve carricante e chardonnay; e non potevamo resistere nemmeno dal portarci a casa almeno un paio di bottiglie di Malvasia delle Lipari Passito 2010.

La nostra escursione etnea è dunque terminata col tradizionale passaggio da Belpasso, sede della nota industria dolciaria Condorelli e di una macelleria, quella di Chisari, che già conoscevamo per averne acquistato i saporiti involtini al pistacchio oppure di melanzane (la gamma dell’offerta è molto vasta).

Impossibile infine non voler gustare, durante un soggiorno siciliano, almeno una granita al caffè con panna (abbiamo assai gradito quella della Pasticceria Torrisi in Zafferana Etnea, dove ci siamo fermati per una sosta lungo la salita al Rifugio Sapienza), e i variegati arancini di riso, dei quali abbiamo assaporato differenti interpretazioni ad opera dei locali situati lungo il corso Umberto I di Taormina e di quelli lungo la litoranea Statale 114.

Il nostro viaggio è quindi proseguito alla volta di Capo Vaticano, dove abbiamo trascorso una vacanza perfettamente sovrapponibile a quella di un anno fa, non mancando tuttavia di cogliere, come facilmente accade ad ogni “ritorno” presso luoghi già veduti, l’occasione di entrare in rapporto più intimo e profondo con i già menzionati aspetti riguardanti il costume, le bellezze paesaggistiche e la tradizione gastronomica locale.

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