Breve soggiorno in Val d’Aosta

Il panorama enologico valdostano appare al visitatore come uno scrigno di pregevoli rarità autoctone accostate a produzioni basate su vitigni ben più affermati: soprattutto Nebbiolo e Pinot Nero. Ad operare entro il piccolo territorio regionale, su terreni spesso assai faticosamente ricavati lungo le pendici di montagna (in tutto nemmeno un migliaio di ettari vitati dislocati lungo il corso della Dora Baltea che disegna la valle principale), sono poche aziende per lo più cooperative.

Ciononostante, negli ultimi tempi (ce lo hanno raccontato alcuni addetti ai lavori), notevoli affinamenti delle tecniche di cantina uniti ad alcuni mutamenti delle consuetudini di vendemmia (la raccolta è divenuta più tardiva), hanno reso i vini valdostani più ricercati a livello nazionale, avendoli finalmente privati del carattere “aspro” e un po’ “scorbutico” che li aveva contraddistinti fino al recente passato.

Il primo pasto del nostro breve tour (un semplice fine settimana) lo abbiamo consumato presso un locale tipico di Vetan (il Bar Ristorante Vetan), una frazione del comune di St.Pierre che sorge pochi chilometri a sud-ovest di Aosta. In un contesto rustico da vera baita di montagna, abbiamo potuto gustare l’interessante cucina della giovane proprietaria, vincitrice nel 2007 di una puntata dello show gastronomico “La prova del cuoco”. Con piglio piacevolmente ospitale ci sono state servite l’una dopo l’altra numerose pietanze regionali rigorosamente non alla carta: dai numerosissimi antipasti (tomini freschi con marmellata di pomodori verdi, quiche di verdure, lenticchie alla senape, moccetta, lardo d’Arnad, salumi, fontina e patè di carne e tonno) alle ottime e abbondantissime porzioni (con possibilità di bis e tris) di polenta concia, spezzatino e salsiccia ai peperoni, tutto ci è parso preparato con una perizia e una cura marcatamente famigliari. Considerata l’abbondanza dell’offerta, abbiamo dovuto rinunciare sia ai primi che al dolce, entrambi eventualmente inclusi nel menu completo; in compenso abbiamo assaporato con piacere (dopo un caffè e la grappa) il celebre Genepy, il liquore ricavato dal processo di infusione e distillazione di selezionate piantine di Artemisia Spicata e Mutellina: si tratta delle preziose erbe (denominate per l’appunto genepy) rinvenibili esclusivamente oltre i 2000m lungo l’arco alpino occidentale. Proprio di fronte al locale, uscendo sulla strada per una boccata d’aria fresca, abbiamo potuto ammirare i 3990m del monte Grivola.

Tornati a St. Pierre abbiamo fatto tappa presso il vasto punto vendita Cofruits, dove ci è stato possibile reperire un assortimento davvero vasto di prodotti titpici valdostani. Dall’immancabile fontina alle moccette di vario tipo, dai vini alle grappe e ai liquori, fino alle confetture e naturalmente alla frutta, l’offerta prevede solo proposte rigorosamente autoctone.

Risalendo quindi la SP26 in direzione nord-est verso Aosta, una piccola deviazione ci ha condotto alla cantina Feudo di San Maurizio nella frazione Maillod di Sarre. La produzione comprende una gamma davvero vasta di vini per lo più ricavati da vitigni autoctoni, e il proprietario, il cordialissmo Michel Vallet, ci ha presentato con orgoglio il suo Vuillermin, di cui pare sia rimasto unico vinificatore: si tratta di un vitigno quasi scomparso, salvato dall’estinzione solo verso la fine del XX secolo; quindi è toccato al Mayolet, un rosso da lui stesso definito “vino da aperitivo” quando non addirittura “da pesce”, per via del  colore scarico e della notevole freschezza. Promosso dallo stesso Michel anche il Torrette, mentre non eguale fortuna ha incontrato il “poco caratteristico” Cornalin.

Appena fuori da Aosta, la SP27 immette nella Valle del Gran San Bernardo, la più povera dell’intera regione dal punto di vista turistico. Tuttavia noi abbiamo scelto di alloggiare presso quello uno dei suoi borghi più reconditi e pittoreschi, Champ-Lorensal, una frazione di Gignod. Nel borgo pare abitino non più di sei famiglie: ce lo ha raccontato la mattina del nostro secondo giorno il proprietario della struttura Lo Ni di Candolle, appena dopo averci offerto un caffè e regalato una bottiglia di vino bianco locale. Il fascino di una simile sistemazione risiede a nostro avviso nella prerogativa di trovarsi immersa in una quiete affatto artificiosa: un pugno di case per lo più disabitate (alcune delle quali in stato di abbandono), circondate da fitti boschi di verdissime conifere; una simpatica lepre ha avuto l’ardire di avventurarsi fino a pochi passi da noi durante la nostra fumata serale di sigari Moods nel piccolo spiazzo antistante l’alloggio).

A pochi chilometri da Aosta, lungo la strada regionale per Roisan, si trova la cantina di un altro serio produttore regionale, Elio Ottin. Siamo andati a disturbarlo domenica mattina, ma la nostra visita è stata molto rapida e sbrigativa, finalizzata all’acquisto “a colpo sicuro” del Torrette Superiore 2012 e del Fumin 2011.

Prima di rientrare a casa abbiamo trovato il tempo per una puntata in Valtournenche. Lungo il percorso che ci ha condotto al Lago Blu, il minuscolo ma assai pittoresco bacino con origine da sbarramento situato a pochi minuti da Cervinia, abbiamo pranzato con polenta taragna concia e salsiccette al sugo presso il locale La Goille ubicato nella frazione Clou di Valtournenche, a ridosso del laghetto di Maen.

Lungo la strada del ritorno non abbiamo perso l’occasione di visitare altre due cantine storiche, quelle dei Produttori del Donnas e dei Produttori Nebbiolo di Carema: ancora in Val d’Aosta l’una e appena oltre il confine, in territorio già piemontese, la seconda. Presso quest’ultima abbiamo acquistato il Carema Riserva 2009, che ci auguriamo possa ricalcare le orme del pregevole Etichetta Nera 2008 da noi recentemente degustato.

 

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