Haut-Médoc Chateau Sociando-Mallet 2001: approccio alla tassonomia bordolese.

Haut-Medoc-chateau-sociando-mallet-2001Districarsi nel labirintico mondo dei vini francesi (di quelli bordolesi, in particolare), delle loro classificazioni e “appellazioni” di sorta, può richiedere un cospicuo sforzo da profondersi in studio e preparazione preventivi. La principale distinzione qualitativa è quella operata attraverso la suddivisione in cru dei vari chateau, in base al terroir di appartenenza: tecnicismi che sembrano lasciare ancor meno spazio al piacere puramente sensoriale di quanto già non ne conceda l’avventurarsi, in modo consapevole, attraverso i vigneti di casa nostra.

A noi basterà quest’oggi annotare e diffondere un paio di appunti prendendo spunto dalla bottiglia che ci concederemo di degustare. La sua zona d’origine è quella del cosiddetto Haut-Médoc, ovvero il settore più settentrionale della già settentrionale regione di Médoc, estesa lungo la foce della Gironda; a sua volta essa rappresenta soltanto una delle diverse regioni che concorrono alla produzione del celeberrimo Bordeaux. Tra le altre si annoverano ad esempio quelle di Le Grave, Sauternes e Barsac, Pomerol oppure Saint-Emilion

Realizzato, nemmeno a dirlo, impiegando il classico “uvaggio bordolese”, il vitigno responsabile della struttura di questo come degli altri vini apartenenti alla macro categoria dei Bordeaux è senz’altro il Cabernet Sauvignon, cui si accostano, a decrescere in termini di quota, Merlot e Cabernet Franc: al primo pare si debbano tributare le caratteristiche di finezza e rotondità, mentre dal secondo deriverebbe una certa complessità aromatica del prodotto finale. Chateau Sociando-Mallet non aggiunge altre uve a bacca rossa consentite, ad esempio il Petit Verdot o il Malbec. Ma del resto si sa, i vini di Bordeaux non vengono né etichettati né venduti in base a “come” sono fatti quanto piuttosto in base al “dove”. In base, insomma, al… terroir.

Per quanto attiene la classificazione vera e propria, il nostro Chateau pare non appartenga ad alcuna delle categorie previste per i vari Cru Classé, che spaziano tipicamente dai grandi (e costosissimi) Premier Cru fino ai più “modesti” Cru Bourgeois (che in realtà non sono Classé), destinati all’uso quotidiano e preceduti da altre 4 suddivisioni ordinate numericamente: Duexième, Troisième, Quartième e Cinquième.

Qualora pensaste che non sia in fondo poi tanto complesso mandare a memoria una simile distinzione gerarchica, a complicare maledettamente le cose si unisce la difformità delle classificazioni adottate presso zone specifiche come quella di St-Emilion (nota più che altro per i suoi bianchi), oppure la totale assenza di distinzioni tipica di altre…

Tuttavia persino una tale, machiavellica ripartizione, non sembra essere troppo “mission critical” per quanto attiene l’acquisto di Bordeaux di qualità. Molti produttori, tra cui lo Chateau in oggetto, lavorano e sopravvivono fruendo di una certa indipendenza che pare non incidere sulla godibilità dei loro prodotti. La classificazione è insomma soltanto una tessera del mosaico, e Sociando-Mallet rivendica, fin dalla pagina di presentazione del proprio sito aziendale, un’orgogliosa “non-appartenenza”. Ciononostante, in virtù di quanto appena illustrato, terroir e consapevolezza non dovrebbero mancare, e il nostro vino ha appena compiuto 14 anni di età: non è uso, a Bordeaux, occuparsi di creature neppure ancora maggiorenni; ma dalle nostre parti possiamo concederci un’eccezione e approcciare questo 2001 in tutta serenità.

PS: l’annata è “classificata” (tanto per gradire) tra quelle “buone”…

Ci è sembrato così:

Aspetto – Rosso rubino con franca tendenza al granato; non ancora troppo aranciato, nemmeno sull’unghia.
Olfatto – Primo piano francamente vegetale, con netto sentore di peperone verde; poco più in fondo emerge un frutto raffinato con ricordi di ciliegia non già surmatura; la speziatura è sottile e diffusa, e sulla distanza, dopo un po’ di permanenza nel calice, emergono sensazioni empireumatiche terziarie con tonalità di rabarbaro e liquirizia dolce.
Gusto & Struttura – Ingresso assai morbido e vegetale, ma non privo di una certa freschezza, di una bella spinta acida che svanisce un istante sul finire del centro bocca, per proporre un finale assai lungo che pone in evidenza il frutto dolce ed elegante dell’olfatto.
Gradimento (82,5/100) – Colpisce l’elegante integrazione di un carattere schiettamente vegetale con un frutto assai dolce ed elegante. Nonostante la venerabile età non manca un nerbo acido che bilancia la finezza dovuta alla quasi totale irrilevanza tannica: connotati dunque tipicamente bordolesi che esaltano in casa propria le prerogative tipiche del taglio celeberrimo.

Uvaggio: Cabernet Sauvignon (55%), Merlot (40%), Cabernet Franc (5%)

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