In agriturismo tra i tesori della Val d’Orcia

La Toscana da queste parti è quella resa famosa dalle immagini delle cartoline che dipingono stradine snodate fra declivi morbidi, disegnati col compasso, talora appena accennati oppure innalzati al centro di vaste lande cretose presidiate da case coloniche possenti, e da cipressi alti e impettiti come Lancieri di Montebello.

L’agriturismo che ci ha ospitati sorge nel comprensorio di Pienza, nel cuore della Valdorcia a due passi dal fiume che le dà il nome, sopra un cucuzzolo circondato da terre color… “terra di Siena” e da un panorama ampio, dominato a sud dall’imponente profilo del monte Amiata.

Nei terreni circostanti si coltiva il frumento, e la selvaggina abbonda al punto da poterla normalmente avvistare al mattino presto (ci è accaduto con un branco di caprioli) oppure alla sera, prima del calar del sole. Non è raro nemmeno osservare gruppi di cinghiali rovistare la terra nei pressi dei casali o lungo le strade provinciali, e nemmeno ammirare grossi fagiani mentre attraversano i campi per guadagnare la macchia silenziosi.

La natura in Toscana si concede magnanima e disinvolta, elegante nello stile e nelle forme come in pochi altri luoghi al mondo. Ma la Valdorcia non è soltanto terra di bellezze naturali: un soggiorno in loco offre centri irrinunciabili da visitare, borghi di rara bellezza e suggestione, anche se ciò che ha reso popolari queste terre a livello internazionale in tempi più recenti è senza dubbio la produzione enologica. Il brand trainante della locale industria turistica è a furor di popolo il Brunello di Montalcino, il più importante tra i vini italiani (diremmo meglio “il più celebre”), cui è dedicata la maggior parte del culto turistico. Eppure, all’ombra del re ma perfettamente in grado di sopravvivere autonomamente, sussiste una corte silenziosa di prodotti ugualmente pregevoli. A cominciare dal fratello minore del monarca, il Rosso di Montalcino, e proseguendo con la giovanissima denominazione Orcia fino a giungere (per la verità già al confine con la Valdichiana) ai vari vini della zona di Montepulciano (il Nobile, oppure lo stesso Valdichiana).

La gastronomia locale propone piatti di tradizione contadina (zuppe come la celeberrima Ribollita oppure la Pappa col Pomodoro), o a base di cacciagione (insaccati e carni di cinghiale, capriolo, fagiano, quaglia…), senza tralasciare pregiate razze d’allevamento come la Vacca Chianina o la Cinta Senese. Per i pranzi consumati “in proprio” ci siamo forniti presso due macellerie, una in San Quirico (“La Bottega della Carne“) e l’altra a Contignano (frazione di Radicofani), trovandole entrambe soddisfacenti. Sempre a Contignano abbiamo fatto scorta di alcune forme del noto Pecorino di Pienza DOP nelle sue versioni più o meno stagionate (ottimo quello invecchiato in grotta), acquistate presso il locale caseificio Val d’Orcia. La maggior parte dei pasti l’abbiamo tuttavia consumata in agriturismo, dove siamo riusciti a gustare i sapori di una cucina di stampo realmente famigliare. Tra le portate proposte dai padroni di casa ricordiamo le abbondanti tagliatelle al ragù di carne, le scaloppine, l’arista di maiale in crosta di pane, le quaglie ripiene, la ribollita… il tutto condito con un olio verdissimo, acerbo, dal frutto spiccato; nonché accompagnato da vino Orcia Rosso DOC prodotto in una tenuta adiacente.

Le cantine

Tenuta di Gracciano della Seta. Sita in Montepulciano, l’ingresso lungo la strada principale è simile a quello di una villa padronale, con giardino antistante e una stradina in terra battuta che ne percorre il fianco giungendo davanti all’ingresso della cantina, annunciata da due sili d’acciaio. Un uomo in canottiera, sottratto al suo lavoro, ci ha ricevuti consegnandoci le bottiglie di Nobile di Montepulciano 2008 e 2009 da noi richieste, alle quali è stato aggiunto un IGT Toscana Rosato in omaggio.
Cantine Dei. Abbiamo acquistato il Nobile 2008 e il Rosso di Montepulciano 2010. Atmosfere più austere e crepuscolari per questa cantina immersa fra i vigneti pianeggianti di Montepulciano.
Azienda Agricola Le Ragnaie. Per raggiungere la reception si seguono le indicazioni che guidano il cliente attraverso un piccolo dedalo di vialetti fiancheggiato da basse costruzioni in muratura (le sistemazioni dell’agriturismo). L’atmosfera che se ne ricava trasuda la medesima finezza che ci si auspica di rinvenire nel vino che qui viene prodotto, fra i migliori 2006 quanto a rapporto qualità/prezzo. Alla reception una donna ci ha annunciato perentoria che il marito stava guidando una degustazione, e ci sarebbe stato da attendere. Purtroppo anche il nostro tempo non essendo infinito, dopo aver mostrato l’intenzione di andarcene la signora ha chiamato il marito che in pochi minuti ci ha gentilmente consegnato un Brunello 2006 assai promettente.
Tenimenti Angelini. Trovare questa azienda non è stato semplice. Vuoi per via dell’indirizzo in nostro possesso, risultato alquanto bizzarro alla prova dei fatti, oppure perché il nome dell’azienda, pure più volte avvistato durante gli “avanti e indietro” lungo la strada provinciale, non è quello recato sulle bottiglie e indicato sulla documentazione in nostro possesso… Quest’ultimo (Val di Suga) pare infatti designare uno dei possedimenti sparsi finanche in altre regioni. A riceverci, in un’atmosfera da grand’hotel, due ragazze di cui una elegantemente avvolta in una veste succinta (una standista piuttosto che una cantiniera). Alla nostra richiesta del 2006 la risposta è stata repentina: l’annata in corso è la 2007. Ci siamo quindi “accontentati” di quest’ultima; salvo notare, nei giorni successivi, il medesimo esemplare in vendita presso l’enoteca Bruno Dalmazio in Montalcino a un prezzo inferiore… fatica sprecata!
Enoteca Bruno Dalmazio. Ubicata lungo la strada che sale a Montalcino (Traversa dei Monti), la segnaliamo non solo perché offre un assortimento impressionante di vini locali di varie annate, ma soprattutto perché sembrerebbe farlo a prezzi competitivi rispetto alle stesse cantine di produzione. Vi abbiamo acquistato un Cantine di Valona 2004 provato a pranzo presso il Caffè Firenze, e una bottiglia di grappa di Brunello.

I luoghi

Pienza. Borgo di impronta rinascimentale commissionato (letteralmente) da Pio II che ivi era nato al Rossellino (da qui il nome di Pienza: città di Pio), è per questo considerato l’archetipo della città ideale dell’epoca succitata. Vi abbiamo scoperto una sorta di salumeria che preparava enormi panini imbottiti di locali delizie: dalla bresaola di cinghiale al Pecorino DOP di Pienza, e abbiamo avuto modo di assistere al Palio del Cacio a Fuso che vi si celebra la prima domenica di settembre: una sorta di competizione giocata facendo rotolare forme di pecorino a partire da un fuso collocato al centro della piazza Pio II.
San Quirico d’Orcia. Paese anch’esso simbolo della Val d’Orcia, offre meno luoghi d’interesse di Pienza (rispetto alla quale restava per noi equidistante) col compenso di un’atmosfera medioevale più intima e appartata entro le mura del centro storico vero e proprio. Vi abbiamo trovato la pregevole Bottega della Carne e una cantina la cui rivendita è ubicata lungo il corso principale dinnanzi alla Chiesa di Santa Maria Assunta e quindi all’ingresso del Giardino delle Rose: vi si vendono vini bianchi e rossi della giovane denominazione Orcia.
Montepulciano. Più che di un borgo si tratta di una cittadina di 14000 abitanti, arroccata sopra un’altura a 600m s.l.m., tra la val d’Orcia e la Val di Chiana. La sua storia antichissima è testimoniata da un centro storico ricco di luoghi di interesse. Noi abbiamo pranzato in una locanda posta di fronte al Palazzo Comunale, affiancato dalla Cattedrale con la facciata incompiuta, e girato lungo le campagne circostanti alla ricerca dei migliori esemplari di vino Nobile.
Contignano. Borgo minuscolo di origini antichissime, situato lungo la riva sinistra del fiume Orcia sul quale transitavamo provenendo dall’agriturismo; costituiva l’abitato più prossimo al nostro agriturismo (4km). Il centro storico è in pratica l’antico Castello risalente ai primi del 1300 (comprende la graziosa Chiesetta di Santa Maria Assunta a Contignano), e vi si godono ampi panorami dell’Alta Val d’Orcia unitamente a un’atmosfera realmente appartata e suggestiva.
Montalcino. Il centro storico è pregevole ma un po’ sovraffollato, probabilmente a causa del turismo legato ala produzione del vino più celebre d’Italia. Abbiamo pranzato al Caffè Firenze dove, fra uno stuzzichino di pane e salumi locali e un piatto di tagliatelle al ragù di cinghiale, ci siamo bevuti due assaggi di altrettanti Brunelli: l’Innocenti 2007 dal sentore leggermente vanigliato (ne avremmo appurato l’invecchiamento in botti da 30hl più tardi in enoteca) e tuttavia ben integrato, e il Cantina di Velona 2004, profumatissimo di mirtilli e amarene e dal corpo notevole.

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