La Terra Trema 2015: aria di festa (contadina) a Milano

laterratrema_logoInteressante consuetudine di inizio dicembre, anche quest’anno La Terra Trema ha avuto luogo presso lo spazio pubblico autogestito “Leoncavallo” di Milano. Si tratta di una tre giorni di assaggi che si prefigura di consentire a un pubblico prevalentemente metropolitano d’incontrarsi con produttori agroalimentari (vignaioli e agricoltori) disposti a proporre in degustazione il frutto del proprio impegno attraverso un meccanismo di filiera corta autorganizzata.

La Terra Trema è in fondo il surrogato cittadino di una sorta di fiera paesana d’altri tempi e d’altri luoghi, una piazza d’incontri e conoscenza, di cultura e di esperienza enogastronomica autentica e peculiare; ma rappresenta anche e soprattutto (almeno per noi appassionati) un mercato utilissimo dov’è possibile accedere a sperimentazioni commerciali estranee alla logica della grande distribuzione massificata.

Prodotti di nicchia, dunque, altrimenti introvabili e di qualità, venduti a prezzi sorgente autocertificati: una scorciatoia fra metropoli e campagna rivolta a consumatori attenti, intenzionati a compiere un passo decisivo verso il perseguimento di una maggiore consapevolezza sensoriale e culturale, animati non solo dalla volontà di assaggiare e di scoprire, ma anche da quella di entrare in un rapporto assai più intimo con i territori e gl’individui protagonisti dell’arte di suscitare emozioni attraverso la realizzazione di alimenti.

Ecco: forse, semplicemente, La Terra Trema è uno di quei luoghi frequentati da chi, proprio come noi, ancora crede che cibo e bevande in fondo non si producano ma si facciano, che si realizzino  con pazienza e dedizione attraverso il lavoro degli uomini prima ancora di quello delle macchine.

Ci è assai piaciuto constatare a tal proposito come, attraverso la lettura di qualche riga di presentazione colta sul sito dell’evento, sia emersa infine una piena concordanza di intenti e prospettive tra il manifesto programmatico del presente blog e l’entusiasmo che ha animato gli organizzatori della manifestazione: “Sarebbe bello poter conoscere tutti i vignaioli e vedere le terre che lavorano, ma anche solo assaggiando un bicchiere di vino, ascolta bene i tuoi sensi con gli occhi chiusi, potresti trovarti direttamente li.”

Chi abbiamo conosciuto oppure rivisto volentieri, quest’anno?

Dopo il rapido assaggio di alcuni ottimi pecorini abruzzesi a scorza nera prodotti in località Scanno (AQ), abbiamo inteso cominciare il nostro giro da un produttore siciliano col quale familiarizzammo la prima volta durante l’edizione 2014 della presente: Valcerasa-Bonaccorsi. Essendosi il suo Etna Rosso 2008 distinto egregiamente in occasione di una nostra recente degustazione, ne abbiamo assaggiato e prontamente acquistato anche il 2011, proseguendo quindi alla volta di uno stand emiliano, il Podere Cipolla di Denny Bini, presso il quale speravamo di reperire il ben quotato Lambrusco Grasparossa Libeccio 225 del 2013; invece di quest’ultimo abbiamo trovato (e acquistato) il Lambrusco Reggiano IGT Ponente 270 annata 2014, delicatamente fruttato e dal buon nerbo acido.

L’appuntamento con l’azienda Cote di Franze e i suoi prodotti mai banali e di elevata qualità è divenuto a sua volta una tradizione annuale, al punto che il simpatico Francesco ci ha prontamente riconosciuto sin dal momento in cui ci siamo casualmente incontrati presso un locale attiguo a quello della manifestazione. Anche stavolta non abbiamo mancato l’acquisto di un promettentissimo Cirò Rosso Classico  Superiore, il 2012, assai fine e speziato; e neppure abbiamo sottovalutato il fresco e floreale Cirò Rosato o’ il Cirò Bianco, entrambe annate 2014.

I vini più interessanti di Carussin erano già tutti terminati prima del nostro arrivo, mentre il rendez-vous con Cascina Tavijn e Il Mongetto l’avevamo precedentemente onorato a inizio ottobre; per queste ragioni, l’unica nostra proficua sortita in terra piemontese si è rivelata infine quella fatta presso il banco di Eraldo Reveli, produttore di una buona gamma di Dogliani in grado di distinguersi anno dopo anno per costanza e varietà espressiva. Nonostante a noi sia risultato preferibile il meno estrattivo Otto Filari 2014, caratterizzato da sentori di cioccolato ma gradevolmente fresco, la signora Claudia ha ritenuto utile spendere qualche parola in difesa del suo Autin Lungh, proveniente da vigneti di 25 anni di età e di più basse rese, e per questo un po’ più concentrato; del resto lo avevamo già acquistato in altre occasioni insieme al vero e proprio cru aziendale Dogliani Superiore San Matteo.

La piovosa annata 2014 pare abbia contribuito a rendere anche il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “Capovolto”, dell’azienda Marca di San Michele in Cupramontana (AN), più fresco ma non meno interessante e “quotato” rispetto ad altre occasioni. Denominazione assai vocata all’invecchiamento in bottiglia, ne serbiamo tuttora in cantina qualche esemplare acquistato gli anni scorsi, cui non è stato possibile affiancarne alcuno della versione Riserva “PassoLento”, terminata già durante il primo giorno di manifestazione e tuttavia presente in degustazione. Sempre presso lo stand marchigiano abbiamo assaggiato e infine acquistato un olio appena franto che ci è piaciuto per le sue evidenze fruttate a tratti piccanti, che non ne hanno in fondo compromesso una certa delicatezza d’insieme.

Il miglior contributo lombardo è stato a parer nostro il felice exploit di Piccolo Bacco dei Quaroni: il Sangue di Giuda 2013 delicatamente vivace, realizzato impiegando i soli lieviti indigeni della cantina d’origine, è risultato infine il solo vino dolce da noi acquistato quest’anno. Il prezzo assai interessante di 6€ a bottiglia ce lo ha fatto preferire al più caro seppur interessante “Elos“, 100% Malvasia di Candia.

Dopo avere infine assaggiato le proposte olearie di molteplici produttori in rappresentanza di varie zone d’Italia, la nostra preferenza per un ultimo acquisto è stata accordata all’azienda toscana Sàgona di Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo. Le due qualità assaggiate sono state il monocultivar Leccino e il blend Sàgona; entrambe ben fruttate e declinate in quel perfetto stile toscano che tanto ci aggrada, abbiamo infine preferito la seconda perchè un po’ più decisa di sapore e per il suo finale piacevolmente piccante.

Molti altri produttori hanno concorso a rendere anche stavolta la nostra visita a La Terra Trema stimolante oltrechè utile grazie alle loro proposte. La nostra parola, del resto opinabile come quella di chiunque, non ha inteso stabilire alcun giudizio di valore. Semmai di gradimento. D’altro canto l’ultima, di parola, è spettata come di consueto alle finanze fisiologicamente limitate. Speriamo di poter parlare ancora, un altr’anno, di questi e dei molti altri amici “Vignaioli e Agricoltori”.

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4 risposte a “La Terra Trema 2015: aria di festa (contadina) a Milano

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